Interventi al seno 2019, divisione per tipologie

Chirurgia del seno: sicura, risolutiva, efficace

Nel 2019 nel mondo, tra procedure chirurgiche e non chirurgiche, il comparto dell’estetica ha registrato un incremento del 7,4% rispetto al 2018. In Italia sono stati eseguiti 314.432 interventi complessivi e solo il segmento relativo al seno ne ha registrati ben 107.169.

Interventi al seno 2019, divisione per tipologie

In assoluto, la mastoplastica additiva è stato l’intervento più eseguito (17,8%), in crescita del 6,6% rispetto al 2018.

Dai primi dati relativi al 2020 emerge che il Covid non ha rallentato la crescita. Il confinamento, il poter uscire di casa solo per soddisfare i bisogni primari o recarsi in ufficio – in misura ridotta considerato l’incremento dello smart working – hanno spinto molte persone a pensare sempre di più al proprio fisico.

Il benessere inteso nelle sue varie declinazioni è così tornato prepotentemente al centro delle attenzioni del singolo, e uomini e donne non solo hanno pensato alla chirurgia estetica ma vi ha fatto ricorso. In particolare, per le pazienti sottoposte a mastectomia in seguito a cancro mammario, l’operazione al seno è stata d’aiuto nella ripresa da un punto di vista fisico e psicologico.

Il lockdown ha avuto e continua a riverberare i suoi effetti deleteri anche sul piano affettivo e comportamentale. La possibilità di aumentare la propria autostima e accrescere la sicurezza dopo aver attraversato un periodo buio anche ricorrendo a un intervento estetico si è rivelato un fattore di sostegno, contribuendo a sopire il malcontento.

Perché fare l’intervento?

Età, dimagrimento, precedente operazione di chirurgia bariatrica, gravidanze, disturbi fisici e dolore, postumi di malattie anche gravi fino al tumore del seno. Sono varie, talvolta differenti tra loro, le motivazioni che fanno propendere per il rimodellamento e la ricostruzione mammaria. 

C’è chi ha un seno piccolo e intende aumentarne il volume; chi, invece, vuole ridurne la dimensione; chi soffre di mammelle asimmetriche o deformate; ancora, chi necessita di ricostruire il proprio seno a causa di interventi che ne hanno deformato la struttura o, purtroppo, determinato l’asportazione. Anche gli uomini fanno ricorso alla chirurgia qualora siano affetti da ginecomastia, ovvero sviluppo del tessuto mammario (ghiandola e grasso) dovuto a uno squilibrio degli ormoni sessuali. Un problema che assume risvolti di non poco conto quando si presente nell’età adolescenziale.

Quando è possibile fare l’operazione?

È consigliabile aspettare il compimento della maggiore età, quando lo sviluppo del seno e della relativa ghiandola si ritengono ormai definiti. A questo punto entra in scena il chirurgo che provvederà a effettuare i rilievi necessari, preliminari all’esecuzione dell’intervento: valutazione del seno, misurazione del torace, stato della ghiandola e posizione della stessa, tonicità della pelle, stima del tessuto adiposo.

In via preliminare il paziente dovrà svolgere un ruolo attivo, sostenendo un colloquio con il medico per confrontarsi e concordare il percorso che condurrà all’operazione. Le decisioni riguardo alla dimensione del seno, alla protesi, le correzioni alle eventuali asimmetrie, la ricostruzione del seno stesso sono frutto di un raffronto tra le due parti, rivolto a ottenere i maggiori benefici per il paziente. Ogni intervento è infatti tarato sulle specifiche esigenze e sulla conformazione fisica del singolo soggetto, solo così è possibile ottenere risultati di gradevolezza estetica, stabili e duraturi nel tempo.

Preintervento: regole da osservare

Occorre apportare piccoli correttivi al consueto stile di vita e osservare tassativamente alcune regole. Sospendere l’assunzione della pillola anticoncezionale 30 giorni prima dell’intervento; non prendere aspirina almeno nelle due settimane antecedenti l’operazione.

L’aspirina è di ostacolo alla coagulazione del sangue e ciò può favorire l’insorgere di complicanze durante la fase operatoria. Gli integratori alimentari o a base di erbe, al pari dell’aspirina, possono influire sulla coagulazione e sulla pressione arteriosa. Se il soggetto è un fumatore o fa consumo di bevande alcoliche è preferibile che smetta o almeno sospenda l’uso di queste sostanze. Dopo l’intervento tali abitudini possono allungare i tempi di recupero e incidere sul processo di guarigione. Non da ultimo, il paziente deve avere piena consapevolezza che l’intervento cambierà il suo corpo, quindi deve essere convinto del passo che si accinge a fare.

Il soggetto sarò poi sottoposto ai consueti esami del sangue, integrati da ecografia, radiografia al torace ed elettrocardiogramma, mammografia, valutazione anestesiologica.

Norme Covid

La pandemia ha portato a un irrigidimento delle procedure di controllo personale che però possono essere seguite senza alcun peso da parte del paziente. Per entrare in camera operatoria è necessario aver effettuato un tampone con esito negativo non oltre le 48 ore.  La SICPRE – Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica – ha inoltre disposto per i pazienti risultati positivi, la necessità di almeno tre tamponi negativi nei due mesi antecedenti l’intervento.

La chirurgia

Mastoplastica additiva; mastopessi; mastoplastica riduttiva; trattamento della ginecomastia; mastoplastica ricostruttiva. Sono questi i principali tipi d’intervento eseguiti, in grado di rispondere a 360° al tipo di problema che affligge il paziente.

La Mastoplastica additiva è l’intervento richiesto dalle donne che vogliono aumentare il volume del seno e variare la sua forma. È una operazione eseguita in anestesia locale o generale. Questa procedura chirurgica consiste nell’introdurre una protesi – di forma ellittica (rotonde) oppure ovoidali (anatomiche) ­– praticando una piccola incisione chirurgica nell’ascella, nel solco sottomammario o nella zona dell’areola (dove è situato il capezzolo).

Per il riempimento è utilizzato gel di silicone o la soluzione fisiologica. Oggi la ricerca ha messo a disposizione protesi perfezionate e biocompatibili con superfici di tipo diverso in grado di coniugare sicurezza e qualità.

La mastopessi o lifting del seno è la tecnica utilizzata quando si è in presenza di una ptosi mammaria, cioè uno scivolamento verso il basso delle mammelle. Si tratta di un intervento di rimodellamento totale che può prevedere anche l’utilizzo di una rete impiantata a sostegno della mammella. È indicato per le pazienti che sono reduci da forte dimagrimento, che abbiano fatto un intervento di chirurgia bariatrica o che abbiano avuto diverse gravidanze.

L’obiettivo è quello di sollevare il seno cadente: il tessuto mammario viene così riportato nella posizione corretta eliminando al contempo la cute in eccesso. Le tecniche più adoperate per tale patologia sono l’incisione periareorale, periareorale orizzontale e verticale e a “T” invertita, quest’ultimo eseguito quando l’abbassamento del seno è molto accentuato. Durante l’operazione di mastopessi è possibile procedere anche all’inserimento di una protesi per aumentare il volume del seno.

La mastoplastica riduttiva ha finalità non solo estetiche. Oltre a provocare fastidi, un seno di grandi dimensioni può causare dolore alla schiena a alle spalle, irritazioni soprattutto nella parte inferiore, assottigliamento della pelle. Inoltre si va incontro a difficoltà durante il sonno, limita l’attività fisica e rende spesso difficile reperire abiti.

Analogo problema può riscontrarsi tra gli uomini. In questo caso si parla di ginecomastia, un fenomeno che può essere riconducibile a fattori genetici, farmacologici e ormonali.  L’ingrossamento del tessuto mammario anche in questo caso dà origine a problemi di natura estetica e non solo.

Diverso è il discorso relativo alla mastoplastica ricostruttiva. In questo caso vanno analizzati vari e differenti parametri: le caratteristiche originarie del seno, l’età della paziente, i desideri e le attese, le dinamiche psicologiche e più in generale la conformazione fisica.

L’intervento di ricostruzione può avvenire subito dopo l’asportazione del tumore oppure in un momento successivo. Per quanto concerne le protesi vengono utilizzate quelle adoperate per la chirurgia estetica (in silicone, con soluzione fisiologica o gel, forma rotonda o a goccia, superficie liscia o ruvida, con preferenza per queste ultime).

Rischi e complicanze

Sia nella chirurgia estetica tradizionale, sia in quella ricostruttiva i rischi relativi all’impianto di protesi sono molto limitati. Una possibile rottura in genere si verifica non prima di 10-20 anni dalla data dell’intervento.

Altra precisazione doverosa è quella che le protesi mammarie non provocano il tumore del seno. Il rischio di una correlazione fra la protesi e la comparsa del linfoma ALCL (anaplastico a grandi cellule) è un fenomeno molto raro. Dal registro obbligatorio introdotto in Italia dal ministero della Salute emerge che su oltre 400.000 protesi impiantate si sono verificati circa 50 casi. La mammografia eseguita a scadenze periodiche permette di accertare in tempo eventuali anomalie.

La durata dell’operazione varia da 1 a 3 ore. Le incisioni eseguite vengono suturate, poi si passa alla fase del bendaggio. I punti, se non riassorbibili, saranno rimossi dopo circa 2 settimane. La cicatrice conseguente all’intervento matura nell’arco di 6-12 mesi ma resterà comunque visibile anche se in piccola parte. Il paziente potrà lenire i dolori della fase post intervento assumendo antibiotici e analgesici che servono a proteggere anche dal rischio di infezioni. Negli interventi di mastoplastica additiva è importante che la paziente indossi con costanza l’apposito reggiseno che adempie a una duplice funzione, compressiva e contenitiva.

Tra le possibili complicanze, da segnalare il posizionamento non perfetto o lo slittamento verso il basso della protesi, da correggere con un nuovo intervento – ipotesi rara – e la contrattura capsulare, che può causare disturbi e malformazioni quali seno duro al tatto e forma non naturale. In genere il problema si risolve con un’apposita terapia farmacologica o attraverso programmati esercizi di fisioterapia che combattono i sintomi dell’indurimento. Solo per i casi più gravi – di III e IV°– è necessario provvedere alla sostituzione della protesi.

Postoperatorio

Dopo circa 10 giorni il paziente potrà riprende a svolgere la propria attività ordinaria, per 2-3 settimane l’attività fisica può essere esercitata con moderazione mentre impegni più gravosi richiedono un mese di attesa.

Per due-tre mesi è da evitare assolutamente l’esposizione al sole delle cicatrici, che vanno protette per più di un anno con creme solare ad altissima protezione.

Dott. Mattia Pizzi:

“La chirurgia del seno può avere ragioni puramente estetiche,  essere la soluzione a disturbi fisici o essere necessaria nei casi di mastectomia. Fin dalla fase di valutazione è necessaria una squadra di medici e chirurghi in grado di dare risposte certe, idonee e soddisfacenti in relazione al risultato finale”.

Dott. Mattia Pizzi:

“La chirurgia del seno può avere ragioni puramente estetiche,  essere la soluzione a disturbi fisici o essere necessaria nei casi di mastectomia. Fin dalla fase di valutazione è necessaria una squadra di medici e chirurghi in grado di dare risposte certe, idonee e soddisfacenti in relazione al risultato finale”.